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Albania

Albania 1912-1939: dal principe di Wied al regno di Zog

Dalla Conferenza di Londra all'invasione italiana del 7 aprile 1939: come l'Albania sopravvisse tra grandi potenze, guerra e ascesa di re Zog.

14 min di lettura
Anfiteatro in pietra con gradinate erbose e un golfo sul mare sullo sfondo, illuminato dalla luce del mattino

Il periodo Albania 1912-1939 copre i primi 27 anni di indipendenza, anni in cui il paese dovette lottare per la sua stessa esistenza. Erano le grandi potenze a sceglierne i governanti e a tracciarne i confini; durante la Prima guerra mondiale fu occupato da eserciti stranieri, poi il Congresso di Lushnje del 1920 rimise in piedi lo Stato. Seguirono la lotta per il potere, la repubblica del 1925 e il regno di Zogu, finito con l'invasione italiana del 7 aprile 1939.

Questo è il quinto capitolo della nostra guida alla storia dell'Albania: dal governo di Valona al 1939.

Albania 1912-1939: il governo di Valona e la Conferenza di Londra

Dopo la proclamazione dell'indipendenza, il 4 dicembre 1912 a Valona si formò il Governo provvisorio guidato da Ismail Qemali, con Dom Nikollë Kaçorri come vice. Il destino del paese, però, si decideva a Londra, alla Conferenza degli ambasciatori delle grandi potenze.

Il governo di Valona riuscì comunque a gettare le basi dello Stato. Approvò il «Kanun provvisorio dell'amministrazione civile» e il «Kanun sulla giuria», introdusse una nuova divisione amministrativa e creò tribunali statali separati dalle istituzioni religiose. Gli si oppose Essad Pascià Toptani, che a Durazzo costituì un proprio «Consiglio degli anziani dell'Albania centrale»: un esempio del separatismo di quegli anni.

Le decisioni della Conferenza degli ambasciatori

La conferenza di Londra era presieduta dal ministro degli Esteri britannico Edward Grey. Austria-Ungheria e Italia sostenevano la nascita di uno Stato albanese, Russia e Francia appoggiavano i vicini balcanici, mentre la Gran Bretagna restava neutrale.

Il 29 luglio 1913 la conferenza stabilì che l'Albania sarebbe diventata un principato autonomo, sovrano ed ereditario, indipendente dalla Turchia e neutrale sotto la garanzia delle grandi potenze. Lo avrebbe guidato un principe scelto dalle potenze, mentre a una Commissione internazionale di controllo veniva affidato per 10 anni il controllo dell'amministrazione civile e delle finanze. La Commissione fu istituita il 15 ottobre 1913, con sede a Valona.

Il prezzo del riconoscimento fu alto:

  • Il Kosovo passò a Serbia e Montenegro.

  • Rimasero oltre confine le città albanesi di Tetovo, Dibër e Madhe (Debar), Gostivar, Kičevo e Struga.

  • Gran parte della Ciamuria meridionale rimase alla Grecia.

  • A sud il confine comprese Coriza (Korça) e giunse fino a Capo Stilo; l'isola di Saseno (Sazan) rimase all'Albania. Il confine meridionale fu fissato definitivamente dal Protocollo di Firenze nel dicembre 1913.

Nel gennaio 1914 Ismail Qemali e il suo governo si dimisero (il governo fu sciolto il 22 gennaio) e il potere passò alla Commissione internazionale di controllo.

Il principe di Wied: sei mesi di regno

Per il trono d'Albania le potenze scelsero il principe tedesco Guglielmo di Wied, della casata di Wied-Neuwied. Arrivò a Durazzo il 7 marzo 1914, ne fece la capitale e se ne andò già il 3 settembre 1914, dopo circa sei mesi.

La Commissione internazionale di controllo preparò per lui lo Statuto organico, una costituzione di 216 articoli. Il testo aveva diversi punti deboli: manteneva le capitolazioni ottomane, lasciava lo Stato sotto la tutela della Commissione e concentrava molto potere nelle mani del principe, a fronte di un organo legislativo debole. La gendarmeria fu organizzata da ufficiali olandesi.

Furono diverse le forze che impedirono a Wied di restare al potere. Essad Pascià Toptani, ministro dell'Interno e della Guerra, nel maggio 1914 fu accusato di complotto ed esiliato in Italia. Al sud agivano i «Battaglioni sacri», formazioni del movimento «nord-epirota» sostenuto dalla Grecia. Il 17 maggio 1914 il Protocollo di Corfù concesse ai distretti di Coriza e Argirocastro l'autonomia sotto sovranità albanese. Nell'Albania centrale, nel 1914-1915, scoppiò la rivolta contadina di Haxhi Qamili, che puntava a riportare il paese verso il dominio ottomano.

L'Albania nella Prima guerra mondiale

Durante la Prima guerra mondiale l'Albania fu occupata dagli eserciti di entrambi gli schieramenti: gli Imperi centrali (Austria-Ungheria, Bulgaria) e l'Intesa (Italia, Francia, Grecia). Nel paese non esisteva più un potere unico, e nei trattati segreti si discuteva della sua spartizione.

Valle di montagna con un fiume e un vecchio ponte di pietra sotto nuvole basse in una giornata grigia
Valle di montagna con ponte di pietra: il paese si ritrovò sul cammino degli eserciti stranieri.

Alla fine dell'ottobre 1914 l'Italia occupò l'isola di Saseno e poi Valona. Nell'aprile 1915 l'Intesa firmò con l'Italia il Patto segreto di Londra per convincerla a entrare in guerra. All'Italia andavano Valona e Saseno, altre parti dell'Albania venivano promesse a Serbia, Montenegro e Grecia, e del paese sarebbe rimasto solo un piccolo Stato nella zona centrale, sotto protettorato italiano.

Dal 1916 l'Austria-Ungheria occupò gran parte del nord e del centro del paese. Il 10 dicembre 1916, sotto amministrazione francese, nacque la Repubblica autonoma albanese di Coriza. Nel gennaio 1917 l'Austria-Ungheria promise agli albanesi di Scutari l'autonomia a guerra finita, e il 3 giugno 1917 l'Italia proclamò ad Argirocastro «l'indipendenza di tutta l'Albania» sotto la propria protezione. Nel novembre 1918 l'Italia controllava gran parte del paese, mentre i francesi tenevano Coriza e Scutari.

A difendere l'indipendenza contribuì anche la diaspora: la federazione «Vatra» (vatra, «focolare») negli Stati Uniti e le comunità albanesi in Romania, Bulgaria, Turchia, Svizzera ed Egitto.

La Conferenza di Parigi e il Congresso di Lushnje

Dopo la guerra l'Albania rischiava di nuovo la spartizione, e nel gennaio 1920 furono gli albanesi stessi a ricostruire lo Stato. Il Congresso di Lushnje respinse i piani di spartizione, formò un nuovo potere e trasferì la capitale a Tirana. Nel dicembre dello stesso anno l'Albania entrò nella Società delle Nazioni.

Nel dicembre 1918 il Congresso di Durazzo formò il governo di Turhan Pascià Përmeti, che rappresentò l'Albania alla Conferenza di pace di Parigi chiedendo di ripristinare l'indipendenza e di rivedere i confini del 1913. Segretario generale della delegazione era padre Gjergj Fishta. Ma nel luglio 1919 Italia e Grecia firmarono l'accordo Tittoni-Venizelos per spartirsi l'Albania, e nel gennaio 1920 i primi ministri di Gran Bretagna, Francia e Italia concordarono un piano per dividere il paese tra i vicini.

Il Congresso di Lushnje

Il Congresso si tenne nel gennaio 1920 nella casa di Kaso Fuga, e ne fu eletto presidente Aqif Pascià Elbasani. Ecco che cosa decise:

Che cosa si deciseDettagli
GovernoIl governo di Durazzo fu deposto in quanto filo-italiano; a guidare il nuovo fu Sulejman Delvina
Capo dello StatoAlto Consiglio: Luigj Bumçi, Aqif Pascià Elbasani, Abdi Toptani, Mihal Turtulli
ParlamentoConsiglio nazionale (Senato)
CapitaleTirana (inizialmente in via provvisoria); il governo vi si trasferì nel febbraio 1920
OrdinamentoLa monarchia restava in via provvisoria fino a un'assemblea costituente; Stato laico, cittadini uguali davanti alla legge

Il governo Delvina dovette combattere anche all'interno del paese, contro i sostenitori di Essad Pascià. Il 28 maggio 1920 fu firmato il Protocollo di Kapshtica sul confine meridionale presso Coriza, e il 17 dicembre 1920 l'Albania fu ammessa nella Società delle Nazioni.

La guerra di Valona del 1920

Nell'estate del 1920 gli albanesi cacciarono con le armi gli italiani da Valona. La guerra iniziò a giugno e si chiuse il 2 agosto con il Protocollo di Tirana: l'Italia lasciò Valona, ma mantenne l'isola di Saseno.

Tra i principali capi militari c'era Qazim Koculi; il grosso delle forze era al comando di Ahmet Lepenica, e tra i comandanti caduti ci fu Selam Musai. Il 13 giugno di quello stesso anno, a Parigi, Avni Rustemi uccise Essad Pascià Toptani.

La lotta per il potere: 1921-1924

Il riconoscimento definitivo arrivò il 9 novembre 1921. La Conferenza degli ambasciatori a Parigi riconobbe l'Albania come Stato indipendente, in sostanza nei confini del 1913, ma tutelando espressamente gli interessi dell'Italia. Intanto, all'interno del paese, infuriava la lotta per il potere.

Nel 1921 nel nord nacque la «Repubblica di Mirdita», un movimento separatista fomentato dall'esterno. Nel dicembre 1922 Ahmet Zogu divenne primo ministro. I suoi avversari si organizzarono, tra l'altro nella società «Bashkimi» (bashkimi, «l'unione»), fondata nel 1922 da Avni Rustemi. Il 23 febbraio 1924 Beqir Valteri sparò a Zogu sui gradini del parlamento, ma Zogu sopravvisse.

La Rivoluzione di giugno. Il 20 aprile 1924 a Tirana Avni Rustemi fu ferito a morte; morì due giorni dopo, e il suo assassinio scatenò l'insurrezione. Il 10 giugno gli insorti entrarono a Tirana, Zogu fuggì in Jugoslavia e il 16 giugno Fan Noli divenne primo ministro. Il suo governo annunciò un programma di riforme in 20 punti, ma non ottenne né l'aiuto della Società delle Nazioni né il riconoscimento delle principali potenze occidentali. Il 24 dicembre 1924, la vigilia di Natale, Zogu tornò con forze sostenute dalla Jugoslavia e prese Tirana. Noli fuggì in Italia.

La repubblica: 1925-1928

Nel gennaio 1925 l'Albania fu proclamata repubblica e il 31 gennaio Ahmet Zogu fu eletto presidente per 7 anni. Sulla carta la repubblica era parlamentare, ma nei fatti era presidenziale: il presidente guidava anche il governo e disponeva di un diritto di veto inappellabile.

Il parlamento era bicamerale, con Senato e Camera dei deputati. Alle elezioni della primavera 1925 si impose il governo, mentre i principali leader dell'opposizione erano in esilio. In economia si seguiva la «politica della porta aperta», ma con una corsia preferenziale per il capitale italiano, che otteneva concessioni sul sottosuolo e sulle foreste. Nel 1925 fu fondata la Banca nazionale d'Albania, soprattutto con capitali italiani, e la società SVEA concesse un prestito di 50 milioni di franchi oro. Il 27 novembre 1926 fu firmato con l'Italia il Primo patto di Tirana e nel novembre 1927 il Secondo, un'alleanza difensiva.

Il regno di re Zog: 1928-1939

Il 1° settembre 1928 l'Albania fu proclamata regno e Zogu assunse il titolo di Zog I, Mbret i Shqiptarëve («re degli albanesi»). Lo Statuto fondamentale definiva il paese un «regno democratico, parlamentare ed ereditario», con il re capo dello Stato e comandante supremo. Il Senato fu abolito e il parlamento divenne monocamerale.

Strada lastricata di un centro storico con case di pietra e mura di una fortezza sulla collina, due turisti salgono a piedi
Strada di un centro storico albanese con case di pietra e mura di fortezza sulla collina.

Gli anni della monarchia portarono riforme importanti. Un nuovo codice civile sul modello svizzero sostituì il diritto islamico, la sharia; il codice del 1929 introdusse il matrimonio civile e il diritto al divorzio. Nell'ottobre 1928 nacque l'organizzazione statale «Donna albanese», guidata dalla principessa Senije Zogu. Negli anni Trenta il regime condusse una campagna contro il burqa e il velo, e il divieto per legge di coprirsi il volto viene fatto risalire al 1937. La condizione della donna dell'epoca è raccontata da Haki Stërmilli nel romanzo «Se fossi un ragazzo». Già prima si erano battute per i diritti delle donne albanesi le sorelle Sevasti e Parashqevi Qiriazi.

La crisi e i rapporti con l'Italia. La crisi mondiale colpì l'Albania tra il 1929 e il 1935. Il governo ottenne un prestito dall'Italia, ridusse l'apparato statale, abbassò i dazi e approvò una legge di riforma agraria. Nel 1931 Zogu rifiutò di rinnovare il Primo patto di Tirana: iniziò così la «crisi italo-albanese» e l'Albania partecipò alle conferenze balcaniche, ma in seguito tornò a stringere accordi con l'Italia.

L'opposizione

Contro Zogu si muovevano sia gli esuli sia la clandestinità:

  • KONARE, il Comitato nazionale rivoluzionario guidato da Fan Noli, chiedeva una repubblica democratica, la riforma agraria e un'Albania etnica.

  • «Unità nazionale», organizzazione di esuli di destra, voleva una repubblica di tipo occidentale.

  • Il 20 febbraio 1931 a Vienna, dove Zogu era in cura, due membri della società «Bashkimi» attentarono alla sua vita; a morire fu il suo aiutante di campo.

  • Nell'agosto 1935 scoppiò la rivolta di Fier, repressa in poche ore con l'arresto di 242 persone. Ci fu anche il movimento di Delvina.

  • I primi gruppi comunisti operavano in clandestinità, soprattutto a Scutari e Coriza. A Coriza nel settembre 1933 nacque la società operaia «Puna» (puna, «il lavoro»), nel 1935 ne nacque un'altra a Kuçova, e nel 1936 a Coriza fu repressa con la forza una grande «manifestazione del pane».

Dopo la rivolta del 1935 si formò il governo più liberale di Mehdi Frashëri (1935-1936), noto come governo dei «giovani». Nell'aprile 1939 l'Italia fascista presentò a Zogu un ultimatum con richieste che violavano gravemente la sovranità del paese, e il re le respinse. Quello che accadde dopo lo racconta il prossimo capitolo.

Gli albanesi fuori dallo Stato

Dopo il 1913 molti albanesi si ritrovarono fuori dai confini dell'Albania: in Kosovo, in Macedonia e in Ciamuria. Lì li attendevano colonizzazione, confisca delle terre e divieto della lingua materna, e la risposta fu una resistenza armata e politica.

Nel 1918 a Scutari nacque il comitato «Difesa nazionale del Kosovo», guidato da Hasan Prishtina, Bajram Curri e Hoxha Kadri Prishtina. Contro l'occupazione serba presero forma la rivolta di Dibra, il movimento dei kaçak (ribelli armati) e l'organizzazione «Xhemijet» in Macedonia. Nella Drenica i kaçak erano guidati da Azem Bejta (Galica), caduto in combattimento nel 1924; al suo fianco combatteva come comandante la moglie Shote Galica.

Il Regno di Jugoslavia insediava in Kosovo coloni serbi e montenegrini e attuava una riforma agraria che spingeva gli albanesi a emigrare, soprattutto in Turchia. Le terre di chi non aveva documenti jugoslavi di proprietà venivano confiscate in massa, e non esistevano né scuole, né giornali, né biblioteche in albanese. Il 7 marzo 1937 a Belgrado Vaso Čubrilović presentò il memorandum «L'espulsione degli albanesi». La resistenza fu portata avanti dai deputati albanesi del parlamento jugoslavo e dal «Comitato del Kosovo» in esilio.

In Ciamuria le autorità greche imposero un regime militare e di polizia, e con il pretesto di requisire le armi centinaia di albanesi furono mandati sulle isole dell'Egeo. Durante lo scambio di popolazioni greco-turco del 1923 una parte dei ciami musulmani fu trasferita in Turchia, benché ufficialmente non rientrassero nello scambio. Ai ciami furono tolti il diritto di voto, quello di prestare servizio militare e quello di vendere i propri beni, e il governo albanese sollevò più volte la questione ciame alla Società delle Nazioni.

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Prossimo capitolo: l'Albania nella Seconda guerra mondiale. Capitolo precedente: Rinascita e indipendenza dell'Albania.

Domande frequenti

Perché Tirana è diventata la capitale dell'Albania?

Lo decise il Congresso di Lushnje nel gennaio 1920. All'inizio la scelta era considerata provvisoria, e il governo si trasferì a Tirana nel febbraio 1920. Prima, sotto il principe di Wied, la capitale era Durazzo.

Chi era il principe di Wied?

Era il principe tedesco Guglielmo di Wied, scelto dalle grandi potenze come sovrano dell'Albania. Arrivò a Durazzo il 7 marzo 1914, ma non riuscì a mantenere il potere e partì il 3 settembre 1914, dopo circa sei mesi.

Che cosa decise il Congresso di Lushnje?

Respinse i piani di spartizione dell'Albania, depose il governo filo-italiano di Durazzo e ne formò uno nuovo guidato da Sulejman Delvina. Istituì inoltre l'Alto Consiglio come capo collegiale dello Stato e il Consiglio nazionale come parlamento, e trasferì la capitale a Tirana.

Quando l'Albania divenne un regno?

Il 1° settembre 1928. Ahmet Zogu, presidente della repubblica dal 1925, assunse il titolo di Zog I, «re degli albanesi». Il regno durò fino all'invasione italiana dell'aprile 1939.

Che cos'è la Rivoluzione di giugno del 1924?

È l'insurrezione contro Ahmet Zogu scoppiata dopo l'assassinio di Avni Rustemi nell'aprile 1924. Il 10 giugno gli insorti entrarono a Tirana e Fan Noli assunse la guida del governo. Alla fine di dicembre Zogu tornò con forze sostenute dalla Jugoslavia e Noli fuggì.

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Fonti

  1. Britannica: Albania — History
  2. Wikipedia: Congress of Lushnjë
  3. Wikipedia: Principality of Albania
  4. Wikipedia: Albanian Kingdom (1928–1939)
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