🇦🇱 Skanderly
Albania

Scanderbeg e l'Albania ottomana: lega, guerre e pascialati

Dalla Lega di Alessio alla morte di Scanderbeg, venticinque anni di guerra contro gli Ottomani; poi quasi quattro secoli di Albania ottomana tra rivolte, islamizzazione e pascialati.

13 min di lettura
Piccolo monastero in pietra su uno sperone roccioso tra boschi autunnali e vette montuose innevate

Gli Ottomani arrivarono nelle terre albanesi alla fine del XIV secolo e nel 1479 le avevano ormai sottomesse del tutto. In mezzo c'è un quarto di secolo di guerra guidata da Scanderbeg, l'eroe per eccellenza della storia albanese. Seguirono quasi quattro secoli di dominio ottomano, segnati da rivolte, islamizzazione e dai pascialati semindipendenti di Scutari e Giannina.

Questo è il terzo capitolo della nostra guida alla storia dell'Albania: dalla battaglia di Savra alla morte di Ali Pascià di Tepeleni nel 1822.

Come gli Ottomani arrivarono nei Balcani

Gli Ottomani avanzarono rapidamente nei Balcani perché i sovrani locali erano divisi e l'esercito ottomano era più forte sul piano militare. Sottomisero le terre albanesi in tre fasi: prima il vassallaggio, poi la conquista e infine l'inserimento nell'amministrazione ottomana.

Pianura attraversata da un fiume con un ponte di pietra ad arco, cielo cupo e colline in lontananza
Un fiume e un ponte di pietra: da luoghi come questo passavano un tempo le strade dei Balcani.

I sovrani balcanici cercarono di fare fronte comune, ma le loro coalizioni furono sconfitte una dopo l'altra. La prima fu battuta nel 1371 sul fiume Marica. Il 18 settembre 1385, nella battaglia di Savra, presso Lushnja, cadde il principe albanese Balsha II. La terza coalizione la radunò il principe serbo Lazar, e ne facevano parte anche feudatari albanesi. Il 15 giugno 1389, nella piana del Kosovo, la vittoria andò agli Ottomani, anche se nello scontro perse la vita lo stesso sultano Murad I.

Intorno al 1415 gli Ottomani crearono il Sangiaccato d'Albania, con capoluogo inizialmente ad Argirocastro, e nel 1431–1432 ne compilarono il registro catastale, il defter. La terra veniva assegnata ai sipahi secondo il sistema dei timar, in cambio del servizio militare.

Fu proprio questo sistema a scatenare la grande rivolta del 1432–1436. Tra i capi più noti c'era Giorgio Arianiti, che inflisse agli Ottomani una serie di sconfitte. La rivolta fu repressa, ma pochi anni dopo gli Albanesi trovarono un nuovo capo.

La giovinezza di Giorgio Castriota

Giorgio Castriota (Gjergj Kastrioti) nacque nel 1405 da Gjon Kastrioti, signore delle terre tra Lezha e Prizren, e da sua moglie Vojsava. Il padre riconobbe l'autorità del sultano e mandò i figli a corte come ostaggi; lì il giovane Giorgio ricevette il nome di Iskander, in onore di Alessandro Magno.

Da qui viene il soprannome: gli Ottomani lo chiamavano Iskander bey, ed è passato alla storia come Scanderbeg (in albanese Skënderbeu). Al servizio del sultano fece carriera nell'esercito e nel 1440 fu nominato sangiacbey di Dibra.

1443: il ritorno e la Lega di Alessio

Il 3 novembre 1443, presso Niš, l'esercito ottomano ebbe la peggio contro il condottiero ungherese Giovanni Hunyadi. Scanderbeg disertò con centinaia di Albanesi e il 28 novembre si impadronì di Kruja grazie a una lettera falsa del sultano. Sulla fortezza issò la bandiera rossa con l'aquila nera bicipite.

Presto furono liberate anche altre fortezze: Petrela, Guri i Bardhë, Stelush e Svetigrad. Il passo successivo fu riunire i principi.

Il 2 marzo 1444 i principi albanesi si riunirono nella cattedrale di San Nicola a Lezha (Alessio). Erano presenti le famiglie Arianiti, Dukagjini, Muzaka, Spani, Thopia, Balsha e Crnojević. L'assemblea decise di dotarsi di un esercito e di una cassa comuni ed elesse Scanderbeg comandante delle forze alleate. Ciascuno conservava la propria autonomia e Scanderbeg era «primo tra pari».

Perché Lezha e perché Scanderbeg

Lezha apparteneva a Venezia. Il libro di testo spiega così la scelta: la città era vicina ai possedimenti di tutti i partecipanti, il territorio veneziano, neutrale, metteva a tacere le rivalità tra i principi, e la scelta in sé era un gesto di amicizia verso Venezia.

Scanderbeg fu messo a capo della lega per il ruolo avuto nella rivolta del 1443, per la posizione dei possedimenti dei Castriota, per i legami di parentela e matrimoniali e per le sue doti personali.

Venticinque anni di guerra

Dal 1444 al 1468 Scanderbeg combatté più di 23 battaglie contro gli Ottomani e contro Venezia, con un esercito di circa 15 000 uomini. Gli Ottomani assediarono Kruja tre volte, e ogni volta la fortezza resistette. Ecco le tappe principali di questa guerra:

QuandoChe cosa accadde
29 giugno 1444Battaglia di Torvioll, prima grande vittoria: sconfitto Ali Pascià
1447–1448Guerra con Venezia
1448Gli Ottomani espugnano Svetigrad dopo un assedio
14 agosto 1448Vittoria di Oranik
14 maggio – 26 ottobre 1450Primo assedio di Kruja, guidato dallo stesso sultano Murad II, che si ritira a mani vuote
2 settembre 1457Vittoria di Albulena (Ujëbardha)
1466 e 1467Due assedi di Kruja guidati dal sultano Mehmed II, il conquistatore di Costantinopoli

Tra le battaglie principali il libro di testo cita anche quelle di Kashar e di Mokra e la guerra con Venezia per la fortezza di Dagno (Deja). Durante la campagna del 1466 gli Ottomani costruirono la fortezza di Elbasan per tenere sotto pressione i possedimenti di Scanderbeg.

Non tutti i compagni d'armi gli rimasero fedeli. Nel 1456 passò agli Ottomani suo nipote, Hamza Kastrioti. Anche il comandante Moisi Golemi cambiò campo, ma lo stesso anno fu sconfitto e perdonato, e da allora restò fedele a Scanderbeg fino alla morte. Nemmeno Venezia era un vicino affidabile: un documento veneziano del 4 maggio 1448 dimostra che in città si discuteva un piano per uccidere Scanderbeg.

Lo Stato e gli alleati di Scanderbeg

La lega si trasformò a poco a poco in uno Stato, una monarchia feudale con potere ereditario. Scanderbeg portava il titolo di «signore d'Albania». I suoi possedimenti andavano dai monti di Dukagjin a nord fino ai fiumi Devoll e Seman a sud, e dall'Adriatico alla valle del Drin Nero.

Lo Stato era governato dall'Assemblea dei principi albanesi, dal Consiglio supremo e dal Consiglio militare. Aveva simboli propri (bandiera, stemma e sigillo), una cassa e dei funzionari. Per trasformare l'alleanza dei principi in uno Stato unitario, Scanderbeg ricorse alle alleanze matrimoniali, alle adesioni volontarie e alla forza.

Gli alleati li cercò in Occidente:

  • Napoli. Il 26 marzo 1451 Scanderbeg firmò il Trattato di Gaeta con il re Alfonso V, riconoscendone la protezione in cambio di aiuto. Nel 1455 soldati napoletani combatterono al suo fianco durante l'assedio di Berat. Nel 1460–1461 fu invece Scanderbeg a combattere in Italia, in Puglia, in aiuto del re Ferdinando I contro gli Angioini.

  • Santa Sede. Il 23 dicembre 1457 papa Callisto III lo nominò capitano generale della Santa Sede e gli conferì il titolo di «Atleta di Cristo» (Athleta Christi).

  • Venezia. Dopo una lunga rivalità, nel 1463 Venezia strinse con Scanderbeg un'alleanza contro gli Ottomani.

Sempre nel 1463, il 27 aprile, Scanderbeg firmò con gli Ottomani la pace di Skopje, che però ebbe vita breve. Il 21 aprile 1451, nel monastero di Ardenica, aveva sposato Donika, figlia di Giorgio Arianiti.

La morte di Scanderbeg e la fine della resistenza

Scanderbeg morì di malaria il 17 gennaio 1468 a Lezha e lì fu sepolto, nella chiesa di San Nicola. La guida della resistenza passò a Lekë Dukagjini, ma senza Scanderbeg durò poco: Kruja cadde nel 1478 e Scutari nel 1479, nonostante l'aiuto di Venezia.

La memoria di Scanderbeg fu coltivata quasi subito. Intorno al 1510 uscì a Roma la sua biografia, scritta dall'umanista scutarino Marin Barleti. Nel 1636 Frang Bardhi pubblicò a Venezia un'opera in sua difesa. Oggi a Kruja c'è il Museo nazionale di Scanderbeg, e a lui sono dedicati il film «Scanderbeg» e un romanzo di Sabri Godo. Il libro dello storico tedesco Oliver Jens Schmitt «Skanderbeg» ha acceso in Albania un dibattito su chi fosse davvero l'eroe.

L'Albania ottomana

Dopo il 1479 le terre albanesi restarono per quasi quattro secoli parte dell'Impero ottomano. Rientravano nell'eyalet di Rumelia, diviso in sangiaccati retti da sangiacbey e a loro volta suddivisi in kaza e nahiye. La terra apparteneva allo Stato.

Le terre statali erano divise in has, zeamet e timar, e i sipahi ne godevano in cambio del servizio militare. I contadini pagavano al sipahi la decima e altri tributi, e allo Stato l'imposta personale e la tassa sul bestiame. Le zone di montagna conservavano l'autogoverno: versavano un tributo annuo e fornivano uomini armati per le campagne militari. Nelle città artigiani e mercanti si riunivano negli esnaf, corporazioni con statuti propri che sostenevano istituzioni religiose e scuole.

Islam, carriera ed emigrazione. Dopo la conquista molti Albanesi emigrarono in Italia: i loro discendenti sono gli Arbëreshë, che ancora oggi vivono nell'Italia meridionale. Una parte consistente di chi rimase si convertì all'Islam, soprattutto tra il XVI e il XVIII secolo. Alle conversioni si arrivava sia con la forza sia con gli incentivi: i nuovi convertiti ricevevano doni, e il commercio e la carriera militare erano aperti soprattutto ai musulmani. Molti Albanesi musulmani raggiunsero posizioni di vertice nell'amministrazione e nell'esercito ottomani.

Rivolte del XVI–XVII secolo. Il libro di testo individua nella società albanese di quest'epoca due tendenze: la carriera al servizio degli Ottomani e la resistenza armata. Assemblee antiottomane si tennero a Mat il 7 novembre 1594, poi a Blinisht nel 1599 e di nuovo nel 1601 e nel 1602. Nel 1607 scoppiò una rivolta guidata da Andrea Manesi. Nel 1614 si tennero a Kuçi due assemblee balcaniche. Durante la guerra austro-ottomana, nel 1689, l'arcivescovo Pjetër Bogdani contribuì a sollevare gli Albanesi del Kosovo in appoggio all'esercito austriaco.

I pascialati di Scutari e Giannina

Nel XVIII secolo il potere del sultano si indebolì e nelle terre albanesi si affermarono due potenti domini semindipendenti: il pascialato di Scutari della dinastia Bushati (1757–1831) e il pascialato di Giannina di Ali Pascià di Tepeleni (1787–1822). Entrambi furono alla fine annientati dalla Porta.

Rovine di una fortezza di pietra su una collina vicino a un lago con un isolotto boscoso e montagne in lontananza
Le mura di una fortezza sopra un lago con un isolotto: in Albania paesaggi così sono frequenti.

Scutari: i Bushati

Il pascialato fu fondato nel 1757 da Mehmed Pascià Bushati (il Vecchio). Riportò l'ordine, si mostrò tollerante verso i cattolici, sostenne artigiani e mercanti, combatté i pirati e aprì a Scutari una biblioteca di opere sul diritto ottomano. Nel 1771 la Porta conferì ai Bushati il rango di visir e il potere sui sangiaccati di Scutari, Dukagjin, Ocrida ed Elbasan.

Il sovrano più potente fu Kara Mahmud Pascià (1775–1796). Nel 1780–1785 strappò alla Bosnia Podgorica e Spuž e sottomise la regione di Elbasan e Tirana. Nella primavera del 1786 riunì a Podgorica i capi di Albanesi, Montenegrini, Bosniaci ed Erzegovesi e diede vita alla «Confederazione illirica». Il 25 novembre 1787 sconfisse le truppe mandate contro di lui dalla Bosnia e dalla Rumelia, proclamò uno Stato indipendente e chiese aiuto all'Austria e alla Russia. Nel 1791 guidò una seconda rivolta e anche questa volta ebbe la meglio. Mahmud cadde il 22 settembre 1796 nella battaglia di Krusi, durante una campagna contro i Montenegrini.

Il suo successore, Ibrahim Pascià, rimase vassallo del sultano e ottenne la carica di valì di Rumelia. L'ultimo pascià fu Mustafa Pascià Bushati: partecipò alla repressione del pascialato di Giannina, e nel 1831 Reşid Mehmed Pascià lo assediò nella fortezza di Rozafa e lo costrinse alla resa. Con lui finì il pascialato.

Giannina: Ali Pascià di Tepeleni

Ali Pascià nacque intorno al 1743 a Beçisht (secondo altre fonti a Tepelena). Il suo pascialato, con centro a Giannina, si estendeva da Ocrida e dallo Shkumbin a nord fino alla Tessaglia e al Pindo a sud. Ali Pascià creò un esercito sul modello europeo, una polizia e un servizio di informazioni, costruì strade, ponti, acquedotti e fortezze, ebbe un proprio consiglio, il divan, e una propria cassa.

Trattava in modo autonomo con Napoleone e con la Gran Bretagna. Nel 1809 ricevette la visita di Lord Byron, che raccontò l'incontro nel «Pellegrinaggio del giovane Aroldo». Nel 1820 Ali Pascià proclamò uno Stato autonomo che comprendeva terre albanesi e greche, e il sultano lo dichiarò fuorilegge. Resistette fino all'ultimo e fu ucciso nel gennaio 1822 su un'isola del lago di Giannina.

I primi libri e le prime scuole

I primi libri albanesi furono scritti e pubblicati soprattutto da sacerdoti cattolici. Dopo la Formula del battesimo del 1462 e il «Meshari» («Il messale») di Gjon Buzuku del 1555, uscirono uno dopo l'altro i libri che segnano l'inizio della letteratura albanese.

  • 1592: l'arbëresh Lekë Matrënga pubblica il catechismo E mbësuame e krishterë («La dottrina cristiana»).

  • 1618: esce la «Dottrina cristiana» di Pjetër Budi, considerato il primo autore di prosa e poesia originali in albanese.

  • 1635: Frang Bardhi pubblica a Roma il primo dizionario latino-albanese, con circa 5640 parole.

  • 1685: Pjetër Bogdani pubblica il trattato teologico-filosofico Cuneus Prophetarum («La schiera dei profeti»).

Nel XVIII secolo un importante centro culturale fu Voskopoja, dove operava una scuola superiore nota come «Nuova Accademia». Di come dai diversi sistemi di scrittura sia poi nato un unico alfabeto albanese parliamo nel prossimo capitolo.

Scanderbeg in albanese: Skënderbeu
Impara l'albanese da zero con audio, lezioni chiare ed esercizi. Il corso Skanderly è gratuito.
Inizia la prima lezione →

Prossimo capitolo: Rinascita e indipendenza dell'Albania. Capitolo precedente: L'Albania medievale.

Domande frequenti

Perché Scanderbeg si chiama così?

Alla corte del sultano Giorgio Castriota ricevette il nome di Iskander, in onore di Alessandro Magno, e gli Ottomani lo chiamavano Iskander bey. Da qui è nato «Scanderbeg»; in albanese si dice Skënderbeu.

Che cos'è la Lega di Alessio?

È l'alleanza dei principi albanesi nata il 2 marzo 1444 nella cattedrale di San Nicola a Lezha (Alessio). Ne facevano parte le famiglie Arianiti, Dukagjini, Muzaka, Spani, Thopia, Balsha e Crnojević. La lega si dotò di un esercito e di una cassa comuni ed elesse Scanderbeg comandante.

Quante volte gli Ottomani assediarono Kruja?

Tre volte: nel 1450 sotto la guida del sultano Murad II, nel 1466 e nel 1467 sotto quella di Mehmed II. La fortezza non si arrese mai. Kruja cadde solo nel 1478, dieci anni dopo la morte di Scanderbeg.

Quando morì Scanderbeg?

Il 17 gennaio 1468 a Lezha, di malaria. Fu sepolto nella chiesa di San Nicola, sempre a Lezha. Dopo la sua morte la guida della resistenza passò a Lekë Dukagjini.

Chi era Ali Pascià di Tepeleni?

Fu il signore del pascialato di Giannina dal 1787 al 1822, un dominio semindipendente che andava da Ocrida alla Tessaglia. Trattava in modo autonomo con Napoleone e con la Gran Bretagna, ricevette Lord Byron e nel 1820 proclamò uno Stato autonomo. Il sultano lo dichiarò fuorilegge e nel gennaio 1822 Ali Pascià fu ucciso.

L'articolo ti è stato utile?

Fonti

  1. Britannica: Skanderbeg
  2. Wikipedia: League of Lezhë
  3. Wikipedia: Pashalik of Scutari
  4. Britannica: Ali Paşa Tepelenë
Impara l'albanese gratis

Un corso da zero a B2: lezioni brevi con audio madrelingua, ripasso dilazionato, esercizi e conversazione con un tutor IA.

Inizia a imparare →