Albania comunista: Enver Hoxha, isolamento e bunker (1944–1990)
Dal 1944 al 1990 l'Albania comunista fu guidata da Enver Hoxha: proprietà privata abolita, opposizione eliminata, rotture con Jugoslavia, URSS e Cina e un isolamento quasi totale.

Dal 1944 al 1990 l'Albania comunista fu governata dal partito comunista, guidato per quasi tutto il periodo da Enver Hoxha. Il regime abolì la proprietà privata, eliminò l'opposizione, combatté l'analfabetismo e costruì un'industria pesante. Intanto l'Albania ruppe una dopo l'altra con la Jugoslavia, l'URSS e la Cina, e negli anni Ottanta era ormai uno dei Paesi più chiusi al mondo.
Questo è il settimo capitolo della nostra guida alla storia dell'Albania: dalle elezioni del 1945 alla crisi della fine degli anni Ottanta, con uno sguardo al Kosovo all'interno della Jugoslavia.
Come si instaurò il regime comunista
Dopo la liberazione il potere era già nelle mani dei comunisti, che tra il 1945 e il 1946 lo formalizzarono. Le elezioni del 2 dicembre 1945 si svolsero con una lista unica. L'11 gennaio 1946 fu proclamata la Repubblica Popolare d'Albania e il 14 marzo venne approvata una costituzione sul modello jugoslavo e sovietico.
Il governo di Enver Hoxha fu riconosciuto subito dall'URSS, dai suoi alleati e dalla Francia. Stati Uniti e Regno Unito, invece, lo subordinarono allo svolgimento delle elezioni. Sulla scheda c'erano solo i candidati del Fronte Democratico, che secondo i dati ufficiali ottenne circa il 93% dei voti. L'assemblea appena eletta abolì la monarchia.
Il potere si concentrò nelle mani di un solo uomo. Nel 1946 Enver Hoxha era allo stesso tempo primo ministro, ministro degli Esteri, ministro della Difesa e comandante supremo. Rimase capo del governo dall'ottobre 1944 al luglio 1954, quando gli subentrò Mehmet Shehu. Il partito comunista, fondato l'8 novembre 1941, nel 1948 prese il nome di Partito del Lavoro d'Albania (PLA).
La nuova economia. Il nuovo Stato si fondava sulla proprietà statale e su un piano unico. Il regime introdusse un'imposta straordinaria sui profitti di guerra, che colpì i grandi commercianti. La riforma agraria (legge del 1945, attuata soprattutto nel 1946) tolse la terra, senza indennizzo, ai grandi proprietari e alle istituzioni religiose. Nel 1946 tutta l'industria fu nazionalizzata, il commercio estero divenne monopolio di Stato e la compravendita di terreni fu vietata. Il Paese fu ricostruito in buona parte con il lavoro volontario, e un aiuto importante arrivò dall'UNRRA. Alla Conferenza di pace di Parigi del luglio 1946 l'Albania non partecipò alla pari con gli altri Paesi e ottenne dall'Italia 5 milioni di dollari di riparazioni.
La repressione dell'opposizione
Il regime si sbarazzò dell'opposizione già nei primi anni. Gli attivisti del Balli Kombëtar («Fronte nazionale») furono perseguitati come «collaborazionisti», migliaia di oppositori finirono sotto processo come «criminali di guerra» e le rivolte armate nel nord furono represse.
Nel settembre 1946 scoppiò una rivolta a Postriba, vicino a Scutari, e anche a Koplik. Alla repressione seguirono fucilazioni, arresti e internamenti. Nel settembre 1947 si tenne a Tirana il processo al «gruppo dei deputati»: furono giudicate 24 persone, 16 delle quali condannate a morte. Nel 1949 gli emigrati fondarono il Comitato nazionale «Albania Libera», ma il regime aveva il controllo totale del Paese e quei tentativi fallirono. Non era tollerata nemmeno la critica dall'interno del partito: alla Conferenza di Tirana del 1956, sull'onda del XX Congresso del PCUS, una parte dei delegati contestò la linea del partito e venne punita.
Alleanze e rotture dell'Albania comunista
La politica estera dell'Albania comunista fu una successione di alleanze, ognuna chiusa da una rottura. Il primo grande alleato fu la Jugoslavia, poi venne l'URSS, infine la Cina. Dopo il 1978 il Paese rimase solo.
| Anni | Alleato principale | Come finì |
|---|---|---|
| 1944–1948 | Jugoslavia | Rottura dopo l'espulsione della Jugoslavia dal Cominform |
| 1948–1961 | URSS | L'URSS sospese gli aiuti e ruppe le relazioni |
| 1961–1978 | Cina | La Cina sospese gli aiuti |
| dopo il 1978 | nessuno | Isolamento |
Jugoslavia. Nel novembre 1946 l'Albania firmò con Belgrado una convenzione economica che prevedeva coordinamento dei piani, unione doganale e moneta unica. Nel giugno 1948, però, la Jugoslavia fu espulsa dal Cominform: Tirana stracciò gli accordi e si rivolse all'URSS. Il principale esponente filo-jugoslavo, il ministro dell'Interno Koçi Xoxe, fu rimosso nel 1948 e, dopo un processo a porte chiuse, giustiziato nel 1949.
URSS. Nel febbraio 1949 l'Albania entrò nel Comecon, nel 1955 fu tra i fondatori del Patto di Varsavia e nello stesso anno fu ammessa all'ONU. Il primo piano quinquennale, del 1951, fu elaborato con l'aiuto sovietico. Nel novembre 1960, alla conferenza degli 81 partiti comunisti a Mosca, Hoxha criticò apertamente Chruščëv. Nel 1961 l'URSS sospese gli aiuti, richiamò i suoi tecnici e a dicembre ruppe le relazioni diplomatiche. Dopo l'invasione della Cecoslovacchia nell'agosto 1968, a settembre l'Albania uscì dal Patto di Varsavia.
Cina. Divenne l'alleato principale dopo la rottura con Mosca, ma nel 1978 sospese gli aiuti e l'alleanza finì.
Con l'Occidente i rapporti furono pessimi fin dall'inizio. Nel 1946 alcune navi britanniche urtarono delle mine nello stretto di Corfù. Il caso arrivò davanti alla Corte internazionale di giustizia dell'ONU e l'oro albanese rimase bloccato. Quando in seguito Londra propose di ristabilire le relazioni, Tirana pose come condizione la restituzione dell'oro. Con la Germania Ovest i rapporti non decollarono a causa della richiesta albanese di riparazioni, mentre la Francia elevò la propria rappresentanza al rango di ambasciata. Solo alla fine degli anni Ottanta Tirana si disse pronta ad allacciare relazioni con Stati Uniti, URSS e Mercato comune europeo e ad aderire al processo di Helsinki.
L'economia socialista
Il regime costruì un'economia senza proprietà privata né capitali stranieri. I pilastri erano la proprietà statale e l'industria pesante, e il Paese doveva svilupparsi «contando sulle proprie forze».

Il primo piano quinquennale, avviato nel 1951, puntava sull'industria pesante e sulle risorse naturali. Il processo più lento fu la collettivizzazione dell'agricoltura: alla fine degli anni Sessanta arrivò anche nelle zone di montagna e si concluse nel 1967. La Costituzione degli anni Settanta vietava esplicitamente investimenti e crediti stranieri.
Negli anni Ottanta l'economia era in un vicolo cieco. Le famiglie ricevevano con la tessera i prodotti di base, come carne, zucchero e olio. Il regime si limitò a misure di facciata: il «Nuovo meccanismo economico», il razionamento delle forniture e la confisca del bestiame privato dei contadini, trasferito nelle mandrie collettive.
Repressione e controllo sulla vita quotidiana
Il pilastro del regime era la polizia segreta, la Sigurimi («la Sicurezza»). Il partito stava al di sopra delle leggi e dei diritti umani, la «lotta di classe» era considerata il motore della società e la propaganda dipingeva l'Albania come l'unico Paese «davvero socialista», stretto in un «accerchiamento» ostile.

Le famiglie dei prigionieri politici e delle «classi nemiche» venivano internate o mandate a lavorare nelle aziende agricole statali. Nel campo di internamento di Tepelena (1949–1954) furono rinchiuse soprattutto famiglie di questo tipo, con molti bambini; secondo le stime vi morirono centinaia di persone. Nel 1968 aprì il carcere e campo di lavori forzati di Spaç, vicino alle miniere di rame e pirite, dove nel maggio 1973 i detenuti si ribellarono.
Ateismo. Dopo un discorso di Hoxha nel febbraio 1967 furono chiuse tutte le istituzioni religiose e l'Albania si proclamò il primo Stato ateo del mondo.
Il controllo si estendeva a ogni ambito:
nel 1966, sull'esempio della Rivoluzione culturale cinese, nell'esercito furono aboliti i gradi e introdotti i commissari di partito;
la popolazione in età lavorativa partecipava periodicamente a un addestramento militare, lo zbor («raduno»);
il «controllo operaio» affidava a gruppi di lavoratori la sorveglianza sull'amministrazione, ufficialmente per combattere la burocrazia;
le antenne di disturbo, gli zhurmues («disturbatori»), impedivano di ricevere la televisione straniera;
l'ideale proclamato era l'«uomo nuovo socialista», da proteggere dalle «estranee manifestazioni borghesi».
La traccia più visibile di quell'epoca sono circa 173 000 bunker di cemento, costruiti negli anni Settanta e Ottanta in vista di un attacco dall'esterno. Molti sono ancora lì.
Scuola, scienza e cultura
Dopo la guerra il problema principale dell'istruzione era l'analfabetismo: secondo i libri di testo non sapeva leggere circa l'80% della popolazione. Il regime organizzò corsi di massa, introdusse la scuola obbligatoria e fondò la prima università e l'Accademia delle Scienze.
La legge di riforma dell'istruzione dell'agosto 1946 rese la scuola laica, statale e unica, con un obbligo scolastico di sette anni. La riforma degli anni Sessanta ne sottolineò il carattere di classe e introdusse un «asse ideologico» fatto di studio, lavoro produttivo e addestramento militare. Nel 1957 aprì l'Università statale di Tirana, la prima d'Albania, e nel 1972 entrò in funzione l'Accademia delle Scienze.
Dal 1945, anno di nascita dell'Unione degli Scrittori, letteratura e arte dovevano seguire il «realismo socialista» sotto lo sguardo della censura, e i modernisti venivano puniti. Negli anni Sessanta arrivarono i primi grandi risultati scientifici, tra cui il lavoro sulla lingua letteraria albanese unificata. Le cure mediche erano gratuite; una priorità fu la lotta contro tubercolosi e malaria, condotta anche con la bonifica delle paludi.
La crisi del regime
Negli anni Settanta e Ottanta il regime si chiuse sempre più in sé stesso e andò a caccia di nemici interni. La nuova costituzione, approvata definitivamente nel dicembre 1976, ribattezzò il Paese Repubblica Popolare Socialista d'Albania e sancì per legge il ruolo guida del partito.
Il 17 dicembre 1981 il primo ministro Mehmet Shehu fu trovato morto in casa. La versione ufficiale parlò di suicidio, ma dopo la morte fu dichiarato «nemico» e capo di un «gruppo ostile»; le epurazioni colpirono poi anche altri dirigenti, come Kadri Hazbiu.
Enver Hoxha, nato il 16 ottobre 1908 ad Argirocastro, morì l'11 aprile 1985 a Tirana. Il 13 aprile fu eletto primo segretario del PLA Ramiz Alia, dal 1982 presidente del Presidium dell'Assemblea popolare. Alia scelse una «linea di continuità», ma la crisi si aggravava. Dal 2 luglio 1990 circa 4800 albanesi si rifugiarono nelle ambasciate straniere di Tirana, e pochi giorni dopo ottennero il permesso di partire per l'estero.
Il Kosovo nella Jugoslavia (1945–1989)
Dopo la guerra il Kosovo rimase nella Jugoslavia come regione autonoma della Serbia, e gli albanesi erano considerati una minoranza nazionale. Il suo percorso, dall'amministrazione militare del 1945 all'ampia autonomia del 1974 fino alla sua abolizione nel 1989, è un argomento d'esame a parte.
Nel 1945 in Kosovo fu introdotta un'amministrazione militare. Quel periodo fu segnato dal terrore contro gli albanesi, da una campagna di sequestro delle armi e dal massacro di Bar nella primavera del 1945. Dopo il 1950 molti albanesi furono spinti con varie pressioni a trasferirsi in Turchia. Contro la politica serba si muovevano le organizzazioni clandestine «Nazional-Democratica» e «Besa Kombëtare», mentre lo strumento principale della persecuzione era il servizio di sicurezza jugoslavo, l'UDB.
Date chiave:
27 novembre 1968: manifestazioni a Pristina e in altre città per lo status di repubblica e per un'università; l'Università di Pristina aprì nell'anno accademico 1969–1970.
Febbraio 1974: la costituzione della provincia autonoma e la nuova costituzione jugoslava concedono al Kosovo un'ampia autonomia, con parità di lingua, cultura, bandiera e simboli.
1979: il reddito pro capite in Kosovo è un quarto della media jugoslava, la disoccupazione 2,5 volte più alta.
11 marzo 1981: manifestazioni studentesche a Pristina al grido di «Kosovo repubblica»; il 2 aprile viene proclamato lo stato d'emergenza, migliaia di persone vengono arrestate e cominciano le epurazioni degli albanesi dall'amministrazione e dalle scuole.
Febbraio 1989: sciopero della fame dei minatori di Trepça contro la riduzione dell'autonomia.
Marzo 1989: sotto la pressione della Serbia guidata da Milošević, l'Assemblea del Kosovo abolisce l'autonomia della provincia.
23 dicembre 1989: a Pristina nasce la Lega Democratica del Kosovo, guidata da Ibrahim Rugova.
Prosegui con L'Albania democratica e il Kosovo oppure torna al capitolo precedente, L'Albania nella Seconda guerra mondiale.
Domande frequenti
Chi governò l'Albania comunista?
Per quasi tutto il periodo Enver Hoxha, che guidò il partito comunista (dal 1948 Partito del Lavoro d'Albania) dalla fondazione fino alla morte, l'11 aprile 1985. Fu primo ministro fino al 1954, poi il governo passò a Mehmet Shehu. Dopo Hoxha il partito fu guidato da Ramiz Alia.
Con quali Paesi era alleata l'Albania comunista?
Nell'ordine con la Jugoslavia (1944–1948), l'URSS (1948–1961) e la Cina (1961–1978). Ogni alleanza finì con una rottura, e dopo il 1978 l'Albania rimase isolata.
È vero che in Albania la religione era vietata?
Sì. Dopo il discorso di Enver Hoxha del febbraio 1967 furono chiuse tutte le istituzioni religiose e l'Albania si proclamò il primo Stato ateo del mondo. La libertà di culto tornò solo con la caduta del regime.
Perché in Albania ci sono così tanti bunker?
Il regime li costruì negli anni Settanta e Ottanta nell'ambito della difesa contro l'«accerchiamento» esterno, cioè contro l'Occidente e gli ex alleati. In tutto ne furono costruiti circa 173 000, in cemento, e molti esistono ancora.
Quando aprì la prima università in Albania?
Nel 1957, con l'Università statale di Tirana. Nel 1972, sempre a Tirana, entrò in funzione l'Accademia delle Scienze d'Albania.


