Albania dopo il comunismo: dalla crisi del 1997 alla NATO e al Kosovo
L'Albania dopo il comunismo cambia nel dicembre 1990, con le proteste studentesche. Segue una transizione difficile, la crisi del 1997 e la svolta verso NATO e UE, mentre il Kosovo arriva all'indipendenza.

Indice7 sezioni
- La caduta del regime comunista (1990–1991)
- Le prime elezioni
- L'Albania dopo il comunismo: il passaggio al mercato (1992–1996)
- La crisi albanese del 1997
- La Costituzione del 1998 e l'alternanza al potere
- Verso la NATO e l'Unione Europea
- Il Kosovo dall'autonomia all'indipendenza
- La resistenza pacifica degli anni Novanta
- La guerra del 1998–1999
- L'amministrazione ONU e l'indipendenza del Kosovo
- Domande frequenti
La storia dell'Albania dopo il comunismo comincia nel dicembre 1990, quando le proteste studentesche costrinsero il regime ad ammettere altri partiti. Il passaggio alla democrazia e all'economia di mercato fu difficile e sfociò nella crisi del 1997. Poi il Paese scelse l'Occidente: nel 2009 entrò nella NATO e nel 2014 ottenne lo status di candidato all'UE. Negli stessi anni il Kosovo passò dalla revoca dell'autonomia all'indipendenza, proclamata il 17 febbraio 2008.
Questo è l'ottavo e ultimo capitolo della nostra guida alla storia dell'Albania e copre il periodo che va dal 1990 a oggi.
La caduta del regime comunista (1990–1991)
Il regime a partito unico crollò nel giro di pochi mesi. L'8 dicembre 1990 gli studenti della Città universitaria di Tirana scesero in piazza per chiedere il pluralismo politico. L'11 dicembre il partito autorizzò altre formazioni e il 12 dicembre nacque la prima forza d'opposizione, il Partito Democratico.
Il regime aveva provato a mantenere il controllo con alcune riforme. Già nell'estate del 1990 Ramiz Alia aveva allontanato una parte della vecchia dirigenza e concesso il passaporto a chi si era rifugiato nelle ambasciate. Aveva anche promesso di rivedere l'ordinamento costituzionale, ma non bastò.
Con l'inverno gli eventi subirono un'accelerazione. Nel febbraio 1991 studenti e docenti iniziarono uno sciopero della fame per ottenere che il nome del dittatore venisse tolto dalla denominazione dell'Università di Tirana. Alia accolse le richieste, destituì il primo ministro Adil Çarçani e al suo posto nominò Fatos Nano. Il 20 febbraio 1991 i manifestanti abbatterono la statua di Enver Hoxha in piazza Skanderbeg, a Tirana.
Le prime elezioni
Il 31 marzo 1991 si svolsero le prime elezioni multipartitiche. Dei 250 seggi, il Partito del Lavoro ne conquistò 169 e il Partito Democratico 75. Ad aprile la legge sulle principali disposizioni costituzionali diede allo Stato il nome di Repubblica d'Albania. Il 30 aprile Ramiz Alia fu eletto presidente.
Il Paese, però, era in fermento. Dopo uno sciopero generale, il 4 giugno 1991 il governo di Fatos Nano si dimise e al suo posto nacque un "Governo di stabilità" guidato da Ylli Bufi. Il 13 giugno il Partito del Lavoro d'Albania fu sciolto e si ricostituì come Partito Socialista d'Albania.
L'Albania dopo il comunismo: il passaggio al mercato (1992–1996)
Le elezioni del 22 marzo 1992 le vinsero i democratici, con 92 seggi su 140 contro i 38 dei socialisti. Aleksandër Meksi divenne primo ministro. Ramiz Alia si dimise il 3 aprile e il 9 aprile il parlamento elesse presidente Sali Berisha.
Il nuovo governo spinse più a fondo le riforme di mercato: liberalizzò i prezzi e privatizzò le abitazioni e le piccole imprese. La redistribuzione delle terre agricole era già cominciata con la legge "Sulla terra" del luglio 1991. Subito dopo la caduta del comunismo il Paese ricevette aiuti d'emergenza, soprattutto dall'Italia, con l'operazione "Pellicano". L'avvicinamento all'Occidente era iniziato già nel 1991, con gli accordi con il FMI, la Banca Mondiale e la Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo.
Il clima politico restava teso. Il progetto di costituzione fu bocciato con il referendum del 6 novembre 1994. Le elezioni del 26 maggio 1996 furono segnate da irregolarità: l'opposizione ne contestò il risultato e boicottò il parlamento.
La crisi albanese del 1997
Nel 1997 l'Albania si trovò sull'orlo della guerra civile. A innescare la crisi fu il crollo delle piramidi finanziarie, nelle quali moltissime famiglie avevano investito i propri risparmi. L'ordine tornò grazie a un compromesso tra i partiti e alla missione internazionale "Alba" guidata dall'Italia.

Le prime proteste scoppiarono nel gennaio 1997 nel sud del Paese, e Valona diventò uno dei principali focolai dei disordini. Il 9 marzo, con la mediazione dell'OSCE, i partiti raggiunsero un accordo: nacque un governo di coalizione, il Governo di riconciliazione nazionale guidato da Bashkim Fino, e furono indette elezioni anticipate.
Da aprile ad agosto operò nel Paese la missione "Alba", una forza multinazionale di circa 7.000 militari sotto comando italiano, con mandato ONU (risoluzione 1101). Alle elezioni anticipate del 29 giugno 1997 i socialisti conquistarono circa due terzi dei seggi in parlamento. Il referendum svolto lo stesso giorno bocciò il ritorno della monarchia.
La Costituzione del 1998 e l'alternanza al potere
Il 22 novembre 1998 un referendum approvò la costituzione tuttora in vigore, promulgata il 28 novembre. L'Albania divenne una repubblica parlamentare. Il parlamento è unicamerale, conta 140 deputati e resta in carica 4 anni. Il presidente è eletto dal parlamento con un mandato di 5 anni.
Nel settembre 1998 fu ucciso il deputato democratico Azem Hajdari, e la tensione salì ulteriormente. Da allora l'alternanza al governo è passata attraverso le urne: nel 2001 i socialisti ottennero un secondo mandato, nel 2005 tornarono al potere i democratici e nel 2013 di nuovo i socialisti.
Verso la NATO e l'Unione Europea
L'integrazione euro-atlantica è diventata l'obiettivo principale della politica estera dell'Albania democratica. Il percorso va dai primi accordi del 1991 all'ingresso nella NATO nel 2009, fino allo status di candidato all'UE ottenuto nel 2014.
| Quando | Tappa |
|---|---|
| giugno 1991 | Adesione alla CSCE (oggi OSCE) |
| 1992 | Consiglio di cooperazione nord-atlantico |
| 23 febbraio 1994 | Programma NATO "Partenariato per la pace" e domanda di adesione |
| 13 luglio 1995 | Ingresso nel Consiglio d'Europa |
| 12 giugno 2006 | Accordo di stabilizzazione e associazione con l'UE (in vigore dal 1° aprile 2009) |
| 3 aprile 2008 | Invito a entrare nella NATO al vertice di Bucarest |
| aprile 2009 | Ingresso nella NATO insieme alla Croazia; domanda di adesione all'UE |
| 15 dicembre 2010 | Esenzione dal visto per l'area Schengen |
| giugno 2014 | Status di Paese candidato all'UE |
Le riforme necessarie per ricevere l'invito nella NATO subirono un'accelerazione dopo la visita del presidente degli Stati Uniti George W. Bush nel giugno 2007. L'Albania entrò nell'Alleanza proprio nell'anno del suo 60° anniversario. Sulla strada verso l'UE il passaggio decisivo fu la riforma della giustizia del 2016. Nel novembre 2016 la Commissione europea raccomandò di aprire i negoziati, a condizione che proseguisse la verifica dei giudici (il cosiddetto vetting). Oggi l'Albania sta negoziando l'adesione all'Unione Europea.
Il Kosovo dall'autonomia all'indipendenza
Dopo la revoca dell'autonomia nel 1989, gli albanesi del Kosovo passarono dalla resistenza pacifica e dalla creazione di uno Stato parallelo alla guerra del 1998–1999. Seguirono l'amministrazione dell'ONU e, il 17 febbraio 2008, la proclamazione dell'indipendenza.
La resistenza pacifica degli anni Novanta
Il 2 luglio 1990 i delegati dell'Assemblea del Kosovo approvarono una Dichiarazione costituzionale che definiva il Kosovo un'unità con pari diritti all'interno della Jugoslavia. Il 7 settembre, in una seduta segreta a Kaçanik, adottarono la Costituzione del Kosovo e lo proclamarono repubblica. Nel settembre 1991 si tenne un referendum sull'indipendenza, che né la Serbia né la Jugoslavia riconobbero. Alle elezioni parallele del maggio 1992 Ibrahim Rugova fu eletto presidente della Repubblica del Kosovo.
Sotto la guida di Rugova gli albanesi del Kosovo scelsero la via della resistenza pacifica e passiva. Diedero vita a istituzioni parallele non riconosciute, tra cui una rete scolastica in lingua albanese. A finanziarle era il governo in esilio guidato da Bujar Bukoshi, grazie ai contributi degli emigrati. L'unico accordo tra Rugova e Milošević, firmato nel settembre 1996 e dedicato all'istruzione in albanese, rimase lettera morta.
La guerra del 1998–1999
La guerra del Kosovo cominciò nel febbraio 1998. A combattere fu l'Esercito di liberazione del Kosovo (UÇK, in albanese Ushtria Çlirimtare e Kosovës, "Esercito di liberazione del Kosovo"). Il 7 marzo 1998, durante un attacco delle forze serbe a Prekaz, morì uno dei fondatori dell'UÇK, Adem Jashari, insieme a gran parte della sua famiglia. All'inizio del 1999 le forze serbe compirono massacri di civili, per esempio a Račak e a Rugova, inducendo la comunità internazionale a intervenire.
Alla conferenza di Rambouillet del marzo 1999 la delegazione albanese accettò l'accordo, quella jugoslava lo respinse. Per 78 giorni, dal 24 marzo al 10 giugno 1999, la NATO colpì obiettivi militari serbi. Durante la guerra oltre 10.000 albanesi furono uccisi o risultarono scomparsi, e più di 850.000 diventarono profughi.
L'amministrazione ONU e l'indipendenza del Kosovo
Con l'accordo di Kumanovo del 9 giugno 1999 le forze serbe si ritirarono. Il 10 giugno la risoluzione 1244 del Consiglio di Sicurezza dell'ONU istituì la missione UNMIK e il 12 giugno le truppe NATO della KFOR entrarono in Kosovo. Il 4 marzo 2002 Ibrahim Rugova fu eletto presidente delle istituzioni provvisorie sotto amministrazione ONU.
Il 17 febbraio 2008 l'Assemblea del Kosovo proclamò l'indipendenza con 109 voti favorevoli su 120 deputati, sulla base del piano dell'inviato speciale dell'ONU Martti Ahtisaari. Presidente era allora Fatmir Sejdiu, primo ministro Hashim Thaçi. La Costituzione della Repubblica del Kosovo entrò in vigore il 15 giugno 2008. Il 22 luglio 2010 la Corte internazionale di giustizia dell'ONU stabilì, in un parere consultivo approvato con 10 voti contro 4, che la dichiarazione d'indipendenza non aveva violato il diritto internazionale.
Capitolo precedente: L'Albania comunista.
Domande frequenti
Quando è caduto il comunismo in Albania?
La svolta arrivò nel dicembre 1990: l'8 dicembre cominciarono le proteste studentesche, l'11 il regime autorizzò il pluralismo politico e il 12 nacque il Partito Democratico. Le prime elezioni multipartitiche si tennero il 31 marzo 1991, e nel 1992 l'opposizione andò al governo.
Che cosa successe in Albania nel 1997?
Crollarono le piramidi finanziarie in cui molte famiglie avevano investito i propri risparmi. Scoppiarono proteste e disordini, soprattutto nel sud e a Valona, e il Paese si trovò sull'orlo della guerra civile. L'ordine fu ristabilito grazie al governo di coalizione di Bashkim Fino, alle elezioni anticipate e alla missione "Alba" guidata dall'Italia.
Quando l'Albania è entrata nella NATO?
Nell'aprile 2009, insieme alla Croazia. L'invito era arrivato al vertice di Bucarest il 3 aprile 2008. La domanda di adesione risaliva al 1994, quando il Paese aveva aderito al programma "Partenariato per la pace".
L'Albania fa parte dell'Unione Europea?
No, per ora è un Paese candidato. L'Albania ha presentato domanda di adesione nell'aprile 2009 e ha ottenuto lo status di candidato nel giugno 2014. Oggi sta negoziando l'adesione. Dal 15 dicembre 2010 i cittadini albanesi possono entrare nell'area Schengen senza visto.
Quando il Kosovo ha proclamato l'indipendenza?
Il 17 febbraio 2008: la dichiarazione fu approvata da 109 dei 120 deputati dell'Assemblea del Kosovo. Nel 2010 la Corte internazionale di giustizia dell'ONU concluse che la dichiarazione d'indipendenza non aveva violato il diritto internazionale.


